Piazza del Ponte

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Aggiornamento ottobre 2016: I Verdi di Mendrisio presentano una mozione “Pianificare Piazza del Ponte rispettando il contesto di elevato valore storico-culturale”. Scaricala: Nuovo azzonamento Piazza del Ponte

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Il Municipio di Mendrisio ha reso noto domenica pomeriggio 25 settembre 2016 che, nell’ambito della votazione comunale concernente la domanda di referendum circa l’adozione della variante di Piano regolatore riguardante Piazza del Ponte, la stessa è stata respinta con 2’853 voti contrari (56.3%) e 2’211 voti favorevoli (43.7%). La cittadinanza ha quindi deciso di respingere la decisione del 21 marzo 2016 del Consiglio comunale relativa all’adozione della variante.

GRAZIEEEEE a tutte e tutti!!! SIAMO FELICISSIMI!!!!

 

Cronistoria 

Piazza del Ponte: una nuova visione urbanistica.

Il Consiglio Comunale lo scorso 21 marzo ha deciso a maggioranza (PPD e PLR favorevoli; Lega-UDC e Insieme a sinistra astenuti; Verdi contrari) di approvare la variante di Piano regolatore del comparto di Piazza del Ponte.

Per Piazza del Ponte come per Villa Argentina le richieste popolari contenute nelle rispettive petizioni davano una chiara indicazione circa un nuovo modo di intendere il territorio urbano di Mendrisio che però né il Municipio né la maggioranza del Consiglio comunale hanno voluto seguire.

Da questa considerazione nascono le due seguenti domande: cosa chiede la petizione dedicata a Piazza del Ponte? Come si pianifica il territorio e in particolare un nucleo storico?

La petizione “Per una Piazza del Ponte degna del suo nome” del novembre 2007 sottoscritta da più di 3’000 persone chiedeva in particolare: «con questa petizione le cittadine e i cittadini di Mendrisio chiedono all’autorità comunale di farsi promotrice di un progetto di riqualifica di Piazza del Ponte che tenga in giusta considerazione le preesistenze storico-architettoniche. I sottoscritti firmatari chiedono pertanto al Comune di acquistare l’immobile ex Jelmoli e di provvedere alla sua demolizione, al fine di destinare l’intero sedime (attuale area destinata a posteggio e quella sulla quale sorge l’edificio in questione) alla creazione di uno spazio di incontro e di aggregazione capace nel contempo di valorizzare i beni culturali circostanti».

Il messaggio municipale disattende la doppia richiesta della petizione, visto che pone la base legale per costruire uno stabile avente un’altezza massima possibile pari a 26 metri. Ricordiamo che lo stabile attuale ex Jelmoli ha un’altezza massima di 16.5 metri (torrino compreso): questo edificio è già oggi ritenuto un “elemento perturbante” per la sua altezza e la volumetria dall’Inventario federale ISOS e dalla cittadinanza stessa: quindi da esperti di urbanistica e da persone comuni quali siamo tutti noi. Con la variante il Municipio propone quindi la possibilità di edificare uno stabile di 9.5 metri più alto rispetto alla situazione attuale.

Quale approccio bisognerebbe seguire per pianificare un centro storico? La petizione risale al novembre 2007 e quindi si inserisce all’interno di un percorso pianificatorio precedente, che ha visto vari Municipi chinarsi sulla possibile sistemazione di quest’area del nucleo storico. Il Municipio ha sempre seguito un approccio di tipo architettonico che trova la giustificazione nel messaggio municipale, oggetto di domanda referendaria, laddove leggiamo che vi è la volontà di «insediare un edificio emergente dal forte carattere rappresentativo». Altro approccio è suggerito dalla petizione che si ispira a una visione urbanistica quindi a una visione d’insieme e di dialogo con le preesistenze storico-artistiche. Si tratta di seguire l’indicazione del prof. Settis: «Fra il corpo della città e il corpo del cittadino c’è un rapporto di proporzioni, di misura.» È proprio questa misura che viene a mancare con la proposta di variante perché quest’ultima conferma la zona edificabile R5 che si incunea all’interno del nucleo storico: questo azzonamento è un retaggio della pianificazione elaborata trent’anni fa a partire da uno sviluppo urbano precedente, che risale agli anni 1957 – 1958 per l’area che coinvolge l’ex stabile Jelmoli e i due mappali confinanti.

Ora, ai cittadini di Mendrisio rivolgiamo una domanda: non ritenete che nel 2016 si possa e si debba seguire una visione urbanistica rispettosa del valore culturale e artistico del cuore del nucleo storico, ripensando e abbandonando non solo l’azzonamento scelto oltre trent’anni fa ma anche l’approccio prettamente architettonico di questa variante, che rimane ancorata alla zona R5 e anzi si spinge fino a proporre un R7 per il mappale ex Jelmoli ?

Non si tratta di contrapporre una visione architettonica diversa rispetto a quella del Municipio – per esempio in merito alla forma o all’altezza del futuro possibile stabile – bensì si tratta di rivedere la zona R5 che coinvolge la doppia fascia di mappali ai piedi del nucleo storico – lungo Corso Bello e via Lavizzari – e in particolare i mappali direttamente affacciati su Piazza del Ponte, tra cui il sedime ex Jelmoli e la casa dove nacque Lavizzari con i due fondi confinanti così come i mappali che giustamente il Municipio propone di considerare quale area verde. È proprio questa forma di misura che caratterizza i nuclei storici, invocata dal prof. Settis e da molti altri studiosi di urbanistica, storia dell’arte e dell’architettura, a invitarci a pensare diversamente la pianificazione di questo comparto.

Per questo verrà sottoposto a voto popolare alla popolazione la variante pianificatoria voluta da Municipio e maggioranza del Consiglio comunale. Riteniamo che debba essere il popolo a decidere la pianificazione del territorio e non solo i partiti politici.

Scarica il dépliant informativo: Perché votare NO alla variante di piano regolatore

(Testo di Tiziano Fontana)

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